Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche ora in discussione alla commissione Giustizia della Camera, prevede “il dovere di astensione e il conseguente obbligo di sostituzione del magistrato che riceve l’iscrizione nel registro di reato a seguito della denuncia da parte di una delle persone che sta indagando“. Ciò significa che una persona indagata può bloccare il giudice che sta indagando su di lui con una semplice denuncia. Di fatto, ogni indagato potrà rifiutare il giudice. Una cosa inaudita e che mi ha fatto tornare in mente Corrado Guzzanti e il suo personaggio mafioso a cui non piacevano i giudici che lo stavano giudicando:
In Italia, dietro ad una proposta di legge contro la pirateria si cela in realtà l’idea di una censura preventiva sui contenuti disponibili in Internet. Ad avvantaggiarsene sarebbero Mediaset e la SIAE.
Negli USA, secondo il Camera Phone Predator Alert Act, i cellulari con fotocamera dovranno avere il pulsante di scatto sonoro, non disabilitabile. Il “click” dovrà essere sempre udibile.
Giorni fa leggevo un articolo sulle nuove misure antiterrorismo adottate negli Stati Uniti. Chiunque si rechi negli States portandosi appresso un portatile (o anche un lettore mp3 o altri dispositivi elettronici), potrà vedersi sequestrato il portatile con lo scopo di effettuare controlli sul contenuto. I dispositivi potranno essere trattenuti per un tempo indefinito, a discrezione del personale addetto.
Mi chiedo quale efficacia possa avere una tale misura. Secondo voi il vero terrorista viaggia con il suo bel portatile con dentro i suoi piani criminali? Ci sono molti altri modi più sicuri per trasportare informazioni da una parte all’altra del pianeta senza essere scoperti. Una semplice mail crittografata con pgp è praticamente inattaccabile. Poi ci sono le reti p2p criptate e tanti altri sistemi utili. O negli States sono degli ingenui oppure l’obiettivo reale è un altro.
Oggi Luca Sofri, noto blogger e conduttore della trasmissione Condor di radio2, parla dell’uomo che querela i bloggers alias Gigi Moncalvo. Ne esce fuori un personaggio che sembra aver fatto della querela a 360 gradi lo scopo della sua vita, ma che dichiara di essere poco avvezzo al mondo di Internet. Leggete inoltre come reagisce quando Sofri gli fa notare che ha querelato un tizio (io?) per un commento (il mio?) innocuo:
Ma questo commentatore che dice di aver ricevuto la convocazione della polizia postale non aveva scritto niente di offensivo, gli dico. Moncalvo prima dice che sì, poi davanti al testo palesemente innocuo esita e accusa chi indaga di aver fatto confusione, che quello non c’entra niente.
Forse Internet e in particolare i blog stanno cominciando a dare fastidio al mondo politico e questo non trova altra soluzione che metterci il bavaglio. Oppure, come spesso succede, i nostri legislatori non hanno alcuna conoscenza dell’argomento delle leggi che propongono.
Ieri mattina sono sono stato convocato presso la locale polizia postale, dove mi è stato comunicato che sono formalmente indagato a causa di un mio commento ad un articolo di Mantellini. L’indagine parte da una querela per diffamazione scatenata dall’esimio giornalista Gigi Moncalvo, il quale pare abbia querelato l’autore dell’articolo e tutti i commentatori dello stesso articolo.
Il testo del diffamante commento è questo:
Mah, leggendo il post non mi sembra ci sia nulla di querelabile, ha solo riportato quello che succede e qualche commento personale, nulla di offensivo, mi pare.
Lascio a voi la responsabilità di commentare o meno questo articolo, potreste essere querelati a vostra volta.